Piscina De Gregorio inagibile: Di Stefano riferisca alla città
Un’opera recuperata con denaro pubblico deve essere sicura, funzionante e duratura.
«Apprendo dai canali social del sollevamento della vasca centrale della piscina De Gregorio. Le immagini sono impressionanti, quasi come se sulla piscina fosse passato un terremoto. È l’ennesimo schiaffo alla città di Sesto San Giovanni e ai suoi abitanti».
A parlare è Paolo Vino, candidato sindaco e portavoce di Valore Sesto, che interviene sulla chiusura dell’impianto di via San Denis.
«Parliamo di una struttura storica, simbolo di generazioni di ragazzi — io stesso sono uno di quelli — che attraverso la Polisportiva Geas hanno imparato a nuotare, allenarsi e fare sport. Un patrimonio della nostra città che avrebbe dovuto essere restituito alla comunità per molti anni. E invece, a poco tempo dai lavori di recupero, la piscina è nuovamente fuori uso».
«A questo punto non bastano più fotografie, inaugurazioni e comunicati celebrativi. Se si spendono soldi pubblici per recuperare una piscina e dopo pochi anni quella piscina diventa inagibile, qualcuno deve spiegare alla città cosa è andato storto».
Secondo Vino, la vicenda della De Gregorio mette direttamente in discussione la politica sportiva dell’amministrazione Di Stefano. Lo sport non si governa con le inaugurazioni e le fotografie. Si governa garantendo impianti sicuri, funzionanti e duraturi.
Da Valore Sesto arriva quindi una richiesta precisa di trasparenza: rendere pubblici tutti gli atti relativi al recupero dell’impianto, dai collaudi alle certificazioni, fino alle responsabilità tecniche e alle garanzie previste per i lavori.
«Chiediamo che Di Stefano e la sua Giunta riferiscano in un Consiglio Comunale aperto alla città. Vengano in Consiglio e spieghino ai cittadini come sia possibile che un’opera recuperata con denaro pubblico, a pochi anni dalla sua conclusione, non sia oggi in grado di fare ciò per cui è stata pagata: essere una piscina. Perché le medaglie possono finire sui manifesti. Le responsabilità, invece, restano».
